Overdose di pallone. Cavani l’infaticabile è a rischio stress. Poche vacanze e tanto, forse troppo, calcio. E questo preoccupa il Napoli. La strategia di mercato del club azzurro tiene conto di questo dato: fin a ora, in poco meno di 22 mesi, El Matador ha giocato 102 gare.
Dall’estate del 2009 (Algeria-Uruguay del 12 agosto) al 27 maggio scorso (Germania-Uruguay) per il bomber di Salto è stato un lungo periodo giocato quasi in apnea.
Dal Palermo al Napoli e nel mezzo la Coppa del Mondo in Sudafrica. Non un attimo di sosta, solo pochi bricioli di relax. Ed Edi potrebbe allungare la sua stagione sino al 24 luglio, giorno della finale della Copa America, che per un sudamericano non è una competizione di poco conto ma qualcosa che vale quasi come un Mondiale. Cavani non è l’unico del Napoli a far gli straordinari: Walter Gargano ha giocato persino di più, 105 volte. Lavezzi, anche lui nella lista di quelli che possono giocare la Coppa America con l’Argentina, a differenza del Matador, in Sudafrica è stato solo spettatore.
Come renderanno questi forzati del pallone, anche alla luce del fatto che da settembre a dicembre, con la Champions nel mezzo, si giocherà ogni tre giorni? «È un bel guaio, io sono appena reduce da una situazione simile - racconta Eugenio Albarella, preparatore atletico del Giappone al fianco di Alberto Zaccheroni - ho gestito in Coppa d’Asia giocatori reduci da 75-80 gare. Bisogna personalizzare i lavori e i carichi. Un’attenzione quotidiana».
Albarella spiega come gestire la macchina-atleta: «È imprescindibile la professionalità dei calciatori: vita sana, punto e basta. Poi, è importante la preparazione al ritorno in Italia: forza, corsa, prevenzione. Ci dovrà essere più qualità e meno quantità: il prossimo anno il Napoli giocherà ogni tre giorni. Si devono personalizzare i carichi e ogni tanto serve uno stop: un giorno di riposo a volte vale dieci allenamenti». Lo stakanovista Cavani, per intenderci, ha giocato negli ultimi due anni 8.350 minuti. Senza tener conto della gare amichevoli con il Napoli e il Palermo. 18 gare solo con la Celeste e 1350 minuti in campo.
Anche quest’anno supererà le 60 partite (47 solo con gli azzurri, Europa League compresa). E si sa che l’allenatore Oscar Washington Tabarez detto El Maestro lo considera, al pari di Diego Forlan e Luis Suarez, nato nella stessa città di Edinson Cavani (il latte delle mamme di Salto andrebbe studiato in laboratorio), come uno degli intoccabili dell’Uruguay che sogna la Copa. Inutile, dunque, pensare che il Matador possa saltare persino una delle amichevoli in programma a giugno (con Olanda ed Estonia a Montevideo).
Poi dal 4 luglio inizia il tour de force: si gioca ogni quattro giorni, prima con il Perù, poi col Cile e infine il Messico. Passare il turno è una priorità per l’Uruguay dopo il capolavoro dello scorso anno quando Tabarez trascinò la Celeste al quarto posto in Sudafrica. Poi c’è da tener conto che si gioca in casa dell’Argentina, eterna rivale dei «magnifici uruguagi» che la Coppa America non la vincono dal 1995.
Un Paese che non arriva ai 4 milioni di abitanti e che si stringe intorno a questi formidabili ragazzini. Tradotto: nessun tifoso speri che Cavani (o Gargano o Lavezzi) risparmino energie pensando al Napoli. Disfatti o bolliti, il fiato lo tireranno solo alla fine della Coppa America. Il Napoli se ne faccia una ragione.
Dall’estate del 2009 (Algeria-Uruguay del 12 agosto) al 27 maggio scorso (Germania-Uruguay) per il bomber di Salto è stato un lungo periodo giocato quasi in apnea.
Dal Palermo al Napoli e nel mezzo la Coppa del Mondo in Sudafrica. Non un attimo di sosta, solo pochi bricioli di relax. Ed Edi potrebbe allungare la sua stagione sino al 24 luglio, giorno della finale della Copa America, che per un sudamericano non è una competizione di poco conto ma qualcosa che vale quasi come un Mondiale. Cavani non è l’unico del Napoli a far gli straordinari: Walter Gargano ha giocato persino di più, 105 volte. Lavezzi, anche lui nella lista di quelli che possono giocare la Coppa America con l’Argentina, a differenza del Matador, in Sudafrica è stato solo spettatore.
Come renderanno questi forzati del pallone, anche alla luce del fatto che da settembre a dicembre, con la Champions nel mezzo, si giocherà ogni tre giorni? «È un bel guaio, io sono appena reduce da una situazione simile - racconta Eugenio Albarella, preparatore atletico del Giappone al fianco di Alberto Zaccheroni - ho gestito in Coppa d’Asia giocatori reduci da 75-80 gare. Bisogna personalizzare i lavori e i carichi. Un’attenzione quotidiana».
Albarella spiega come gestire la macchina-atleta: «È imprescindibile la professionalità dei calciatori: vita sana, punto e basta. Poi, è importante la preparazione al ritorno in Italia: forza, corsa, prevenzione. Ci dovrà essere più qualità e meno quantità: il prossimo anno il Napoli giocherà ogni tre giorni. Si devono personalizzare i carichi e ogni tanto serve uno stop: un giorno di riposo a volte vale dieci allenamenti». Lo stakanovista Cavani, per intenderci, ha giocato negli ultimi due anni 8.350 minuti. Senza tener conto della gare amichevoli con il Napoli e il Palermo. 18 gare solo con la Celeste e 1350 minuti in campo.
Anche quest’anno supererà le 60 partite (47 solo con gli azzurri, Europa League compresa). E si sa che l’allenatore Oscar Washington Tabarez detto El Maestro lo considera, al pari di Diego Forlan e Luis Suarez, nato nella stessa città di Edinson Cavani (il latte delle mamme di Salto andrebbe studiato in laboratorio), come uno degli intoccabili dell’Uruguay che sogna la Copa. Inutile, dunque, pensare che il Matador possa saltare persino una delle amichevoli in programma a giugno (con Olanda ed Estonia a Montevideo).
Poi dal 4 luglio inizia il tour de force: si gioca ogni quattro giorni, prima con il Perù, poi col Cile e infine il Messico. Passare il turno è una priorità per l’Uruguay dopo il capolavoro dello scorso anno quando Tabarez trascinò la Celeste al quarto posto in Sudafrica. Poi c’è da tener conto che si gioca in casa dell’Argentina, eterna rivale dei «magnifici uruguagi» che la Coppa America non la vincono dal 1995.
Un Paese che non arriva ai 4 milioni di abitanti e che si stringe intorno a questi formidabili ragazzini. Tradotto: nessun tifoso speri che Cavani (o Gargano o Lavezzi) risparmino energie pensando al Napoli. Disfatti o bolliti, il fiato lo tireranno solo alla fine della Coppa America. Il Napoli se ne faccia una ragione.
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